Sia se siete abbastanza attenti da leggere l’etichetta dell’acqua ogni volta che l’acquistate, sia se vi siete appena affacciati al mondo dell’acqua e delle sue proprietà, di sicuro avrete già sentito parlare del pH ideale dell’acqua da bere.

Questo è infatti un concetto fondamentale, di cui tutti parlano, ma anche intorno a cui c’è molta confusione. Di seguito cercheremo di fare chiarezza e di comprendere le sue diverse funzioni e sfaccettature.

Analizzeremo due diversi punti di vista sulle proprietà benefiche dei diversi pH, ma alla fine starà solo a noi decidere quale delle due teorie ci abbia convinto di più.

Innanzitutto il pH indica la presenza o meno di ioni di Idrogeno (leggi wikipedia) (H) all’interno della nostra soluzione. Ci sono, in generale, tre possibili risultati che possiamo ottenere analizzando il pH dell’acqua (con valori che vanno dallo 0 al 14):

  • basico (o alcalino): comprende le soluzioni con valori di pH tra il 7.5 e il 14;
  • neutro: il suo valore è uguale a 7 per litro d’acqua;
  • acido: in questa soluzione si ha un’abbondanza di ioni H, e verrà indicato con valori che vanno dallo 0 al 6.5;

Quando valore è influenzato da una moltitudine di fattori come la vicinanza o meno a terreni vulcanici, il cui pH tende ad essere molto acido o la sottoposizione a forte inquinamento ambientale.

O ancora, pensando alla nostra quotidianità, se un’acqua sia gassata (resa tale dall’aggiunta di anidride carbonica) tende ad essere più acida dell’equivalente naturale.

Il pH ideale è quindi un dato altamente informativo sullo stato dell’acqua; questa sua grande trasparenza e influenzabilità lo rende un parametro che necessita di essere controllato e monitorato continuamente, soprattutto se le acque sono per il nostro consumo. Se infatti entro valori non tollerati, può essere sia corrosivo, nel caso di acque acide, o viceversa può creare incrostazioni e depositi, nel caso i valori siano elevati.

Tenendo presente che il valore consigliato per un’acqua neutra è 7, è molto difficile stabilire un valore univoco per tutta l’acqua a consumo umano. Basta infatti fare riferimento al fatto che uno stesso marchio di acqua, a seconda che stia producendo la filiera naturale o gasata, ha variazioni del pH non indifferenti (quella gasata può raggiungere valori fino al 4 nelle acque frizzanti).

Teniamo sempre in considerazione anche che l’acqua, nel suo complesso, per non essere instabile, dovrà avere una carica neutra. Gli eventuali scompensi nell’acidità dovranno quindi essere colmati da cariche di altri elementi. È quindi sempre importante, una volta valutata la non neutralità del pH della propria acqua, valutare con che aggiunta o sottrazione sia stato raggiunto nuovamente l’equilibrio.

Questo è facilmente verificabile su una qualsiasi etichetta dell’acqua, dove in parte al pH saranno indicate tutte le altre sostante disciolte in essa. Ad esempio si potrebbe fare ricorso a ioni di sodio o potassio (entrambi positivi) o nel caso opposto cloruro o fluoruro (negativi tutti e due).

Sebbene il nostro corpo sia in grado di sopportare un range mediamente ampio di pH ideale dell’acqua, prendere alcune accortezze potrebbe giovarci dal punto di vista fisico.

Consideriamo che il nostro corpo, con l’avanzare dell’età, tende ad ossidarsi (alcalinizzarsi). Per combattere questo processo naturale può essere utile far uso quotidianamente di acque leggermente acide. Un’acqua dai valori opposti finirebbe semplicemente per favorire l’invecchiamento e i processi di decadenza del nostro corpo.

Con la locuzione acque leggermente acide, indichiamo dei liquidi con un pH che non scenda sotto il 6. Si rischierebbe altrimenti uno squilibrio in senso opposto: lo stomaco tenderebbe ad acidificarsi causando una serie di fastidi e disturbi al nostro apparato digerente; è infatti preferibile non fare un uso esagerato di acqua gassata, che con un pH tra il 4.5 e il 5.5, rischia di irritare lo stomaco.

In secondo luogo le cellule nel nostro corpo sono composte al proprio interno da citoplasma, con un pH tra i 6.4 e il 6.8. Se si bevessero liquidi con questo stesso pH specifico, l’equilibrio sarebbe facilmente mantenuto.

Nel caso invece si eccedesse in una qualsiasi delle due direzioni, le cellule dovrebbero, procedere ad un riequilibrio. Tuttavia il passaggio tra le pareti delle cellula provoca solo un’inutile spreco di energie per il nostro organismo.

Per questi due aspetti è quindi suggerito un pH che si aggiri intorno trai il 6.4 e il 6.8.

Del pensiero opposto sono invece alcuni medici americani che sostengono la tesi opposta, secondo cui bisogna fare affidamento ad una dieta alcalina, comprendente anche tale acqua, per mantenersi in salute e forti.

Innanzitutto sostengono che ciascuno è ciò che ingerisce, e che quindi per riflesso, sostanze acide ci renderanno acidi. Il nostro corpo tuttavia è composto per più larga parte da sostanze alcaline.

Se tuttavia si facesse uso di eccessive sostanze acide, si avrebbe un calo nell’apporto di sostanze alcaline. Il nostro organismo finirebbe quindi per sottrarre queste da altre parti del corpo, come le ossa, a scapito della salute di tutto l’organismo.

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