L’acqua, lo sappiamo, è un bene preziosissimo: da essa gli essere umani trovano vita e sostentamento.

Quel che forse non consideriamo troppo spesso è che l’acqua è talmente preziosa da dover essere utilizzata nella giusta misura; i Paesi più sviluppati dispongono di bacini idrici e di sistemi di infrastrutture tali da poter attingere acqua con estrema facilità e senza troppo sforzo. Alle nostre latitudini l’acqua viene utilizzata per le proprie necessità personali, ma anche per scopi industriali.

Ci sono luoghi, invece, dove le risorse idriche sono tanto preziose da essere anche rare. Sono spazi sconfinati dove è necessario percorrere lunghi tragitti per approvvigionarsi e trarre il giusto sostentamento necessario alle funzioni indispensabili, ma sono anche luoghi dove l’agricoltura, l’attività economica prevalente, è resa difficile proprio dalla carenza di acqua.

Con la consapevolezza, dunque, di disporre di una risorsa di grande valore, ma potenzialmente esauribile, scopriamo insieme cosa succede quando apriamo un rubinetto.

L’acqua del nostro rubinetto

In via generale, e salvo casi eccezionali, l’acqua che raggiunge le nostre abitazioni è potabile poiché possiede alcune caratteristiche che la rendono atta ad essere consumata ed utilizzata.

Sono le ASL, distribuite sul territorio, ad accertarsi periodicamente che essa non contenga colonie di batteri nocivi e che non risulti in qualche modo contaminata.

L’acqua che raggiunge le nostre case, però, non è uguale dappertutto; vi sono luoghi, ad esempio, in cui essa è particolarmente dura e necessita di una correzione mediante un processo in grado di addolcirla e renderla maggiormente fruibile.

Cos’è la durezza dell’acqua?

La durezza dell’acqua è un parametro chimico che misura la quantità di ioni di calcio e di magnesio contenuti in un certo quantitativo di acqua.
L’unità di misura che viene comunemente utilizzata per valutare la durezza dell’acqua è espressa in gradi francesi (°f) laddove un grado esprime un valore pari ad un grammo di carbonato di calcio e magnesio contenuto in 100 litri di acqua.

In base a queste precisazioni, dunque, l’acqua può essere:

  • Molto dolce (durezza compresa tra 0 e 4 °f);
  • Dolce (durezza compresa tra 4 e 8°f);
  • Media (durezza compresa tra 8 e 12 °f);
  • Discreta (durezza compresa tra 12 e 18°f);
  • Dura (durezza compresa tra 18 e 30°f);
  • Molto dura (durezza con valore maggiori di 30°f).

La durezza dell’acqua è un parametro variabile nel corso del tempo e dipende dalla somma dei valori espressa dalla durezza temporanea e da quella permanente.

– La durezza temporanea è data dal quantitativo di carbonato di calcio e magnesio contenuto nell’acqua che può essere eliminato mediante riscaldamento della stessa; alla temperatura di 50 gradi centigradi, infatti, si subisce una perdita di anidride carbonica che da luogo alla formazione di particelle poco solubili che precipitano dando origine alle tipiche incrostazioni (noto come calcare).

– La durezza permanente, invece, è data dalla presenza di altri sali di calcio e magnesio che, anche a temperature elevate, non precipitano, ma restano disciolti in soluzione e non danno luogo ad incrostazioni.

Nel nostro territorio i valori di durezza dell’acqua, naturalmente, sono estremamente variabili in relazione alla natura geologica del percorso sotterraneo che l’acqua percorre prima di giungere in superficie (e, quindi, dalla quantità di minerali che assorbe e porta con sé) e sono altrettanto volubili nel tempo.
In linea generale possiamo affermare che alcune provincie dell’Italia centrale registrano valori di durezza molto elevata (maggiori di 40 °f) mentre nella zona più settentrionale prevalgono valori molto più contenuti.

Quali conseguenze può produrre un’acqua particolarmente dura?

L’utilizzo protratto nel tempo di un’acqua dura in ambito domestico può dar luogo ad un certo numero di problematiche:

– Danni, anche, piuttosto significativi a carico degli elettrodomestici e delle tubature utilizzati in conseguenza dell’accumulo di incrostazioni prodotte dal precipitare dei carbonati di calcio e magnesio;
– Danni ambientali per il maggior quantitativo di detersivo utilizzato per lavare indumenti e superfici (se avete già avuto modo di osservare l’etichetta posta sulle confezioni di detergenti casalinghi, vi sarete accorti che a durezza d’acqua elevata corrisponde un impiego maggiore di prodotto per rendere il lavaggio igienicamente pregevole);

Per quel che riguarda, invece, l’utilizzo di acqua a fini personali possiamo affermare che lavare la propria persona con acqua dura può lasciare piccoli sedimenti di calcare sia sui capelli (che risultano appesantiti ed immediatamente meno soffici) che sull’epidermide (con il rischio di occlusione dei pori di superficie).

Per quel che riguarda il consumo di acqua dura per dissetarsi, rileviamo un non unanimità di giudizio fra gli esperti del settore: taluni studi, infatti, hanno evidenziato un rischio aumentato di calcoli renali, mentre altre pubblicazioni sono apparse in totale disaccordo.

Naturalmente il progresso tecnologico ha compiuto passi da gigante nel settore dell’addolcimento delle acque a durezza più elevata e mette a disposizione del pubblico una vasta gamma di strumenti atti a ridurre la concentrazione di carbonati di calcio; addolcitori ed impianti di depurazione dell’acqua sono strumenti importanti per migliore la qualità della vita e dell’ambiente che ci ospita.