Le etichette presenti sulle bottiglie d’acqua riportano molto spesso il termine residuo fisso, ma non tutti sono a conoscenza della natura e dell’importanza di tale parametro in fase d’acquisto.

Andiamo, dunque, a scoprire che cos’è il residuo fisso, come lo si misura e qual è il suo impatto sulla salute.

1. Cos’è il residuo fisso?

Il residuo fisso (o total dissolved solids) può essere definito come la quantità di oligoelementi e sali minerali disciolti nell’acqua. La sua misurazione viene effettuata a 180°C al termine di processi d’evaporazione ed essiccamento; il campione esaminato, generalmente pari a un litro, viene inoltre precedentemente filtrato al fine di rimuovere eventuali particelle in sospensione. La stima del residuo fisso è fondamentale all’interno del processo di classificazione dell’acqua perché consente di distinguere prodotti leggeri e ricchi di sali con diverse caratteristiche organolettiche.

Le normative vigenti in merito al residuo fisso presente nelle acque destinate al consumo umano (D.Lgs 31/2001) e distribuite tramite la rete idrica dell’acquedotto parlano chiaro: non vi è alcuna limitazione nei valori assunti dal parametro, ma gli stessi non possono essere superiori a 1500 mg/L. Numeri oltre tale soglia possono, difatti, causare corrosioni, incrostazioni e disturbi alla salute.

La legge per la vendita e l’utilizzazione dell’acqua minerale (D.Lgs 176/2011) obbliga, invece, i produttori a riportare sull’etichetta del singolo prodotto il contenuto salino totale dello stesso. Si distinguono così:

  • acque minimamente mineralizzate con concentrazione salina inferiore a 50 mg/L;
  • acque leggermente mineralizzate (o oligominerali) con concentrazione salina non superiore a 500 mg/L;
  • acque ricche di sali minerali con concentrazione salina superiore a 1500 mg/L.

2. Che cosa contiene il residuo fisso?

Il residuo fisso è costituito da sostanze chimiche organiche e inorganiche presenti sotto forma di cationi, anioni, singole molecole e agglomerati.

I costituenti, dalle dimensioni uguali o inferiori a due micrometri, comprendono fosfati, nitrati, calcio, cloruro e potassio.

3. Il residuo fisso e l’impatto sulla salute

Il residuo fisso contenuto nell’acqua è oggetto di diversi studi al fine di valutarne il possibile impatto sulla salute.

Elevate concentrazioni di sali minerali non sono, però, nocive nel senso largo del termine perché queste stesse sostanze non rappresentano un pericolo per il corpo umano.

I possibili effetti collaterali sono, dunque, strettamente correlati all’eventuale abuso d’acqua con residuo fisso alto e alle pregresse condizioni di salute del singolo individuo; ogni corpo necessita, difatti, di un’acqua che meglio sposa le proprie esigenze e lo stile di vita seguito.

Per maggiori informazioni e in presenza di precarie condizioni di salute, si consiglia di rivolgersi al proprio medico di base che può fornire alcune utili indicazioni per effettuare la scelta migliore.

Elevate concentrazioni di sali possono, difatti, mettere in pericolo soggetti che soffrono di calcoli renali e gli stessi devono, dunque, prediligere un’acqua oligominerale o minimamente mineralizzata.

L’acqua povera di sali è, invece, indicata in presenza di ritenzione idrica perché favorisce la diuresi, combatte la pelle a buccia d’arancia e stimola l’eliminazione delle tossine. Questa tipologia d’acqua viene, inoltre, prescritta a soggetti affetti da ipertensione arteriosa perché le alte concentrazioni di sodio possono determinare un brusco aumento dei livelli pressori.

Si consiglia, inoltre, di somministrare acqua oligominerale a bambini in tenera età perché la stessa è altamente digeribile; il latte in formula può, per esempio, essere diluito con acqua dal residuo fisso inferiore a 50 mg/L.
Questa tipologia d’acqua è, infine, indicata in presenza di attacchi di gotta perché diluisce ed elimina l’acido urico in eccesso.

Le acque minerali sono, invece, utilizzate a livello terapeutico per contrastare eventuali disturbi quali l’anemia (acque ferrose), lo sviluppo di carie dentali (acque fluorate) e l’acidità gastrica (acque bicarbonate-calciche). Le stesse possono, infine, essere assunte dagli atleti che necessitano di un’acqua mediamente mineralizzata al fine di reintegrare i sali minerali espulsi con la sudorazione nel corso dell’allenamento.